Newsletter 03/20 - Il lento cammino delle restituzioni

Anche in questi mesi sono proseguiti i rimpatri dei resti e le restituzioni definitive dei tesori, nonostante i tentativi da parte di alcuni ex colonizzatori di ostacolare questo passo inevitabile dell'evoluzione umana.

Dal 1 al 7 settembre 2019 decolonizzazione e restituzioni sono stati tra i temi affrontati alla 25ma Conferenza generale dell'International Council of Museums (ICOM).

Il 18 settembre 2019 la Fondazione per l'eredità culturale prussiana (SPK), che gestisce i musei tedeschi, ha annunciato il prestito alla Namibia di ventitré dei circa millequattrocento tesori saccheggiati durante il periodo coloniale, mentre la coalizione No Amnesty on Genocide! chiedeva la restituzione definitiva.

Il 17 ottobre 2019 un centinaio di accademici (ora quasi quattrocento) ha chiesto alla Conferenza dei Ministri della cultura della Germania libero accesso agli inventari degli oggetti africani conservati nei musei tedeschi.

Il 17 novembre 2019 il Primo ministro della Francia Édouard Philippe ha consegnato in prestito per cinque anni al Senegal la spada di El Hadj Omar Tall saccheggiata durante il periodo coloniale, rimandando la restituzione definitiva una volta modificato il quadro legislativo francese.

Il 18 novembre 2019 il Primo ministro delle Barbados Mia Mottley ha rimpatriato i resti e partecipato alla sepoltura di uno schiavo deportato da Assin Manso in Ghana.

Il 22 novembre 2019 l'Australian Institute of Aboriginal and Torres Strait Islander Studies (AIATSIS) ha ottenuto dal museo di Manchester nel Regno Unito la restituzione delle prime diciotto opere, mentre è prevista a marzo 2020 la restituzione delle restanti venticinque saccheggiate durante il periodo coloniale.

Il 27 novembre 2019 il Jesus College dell'Università di Cambridge nel Regno Unito ha annunciato la restituzione dell'Okukor, uno dei tanti tesori saccheggiati nel 1897 durante la conquista del Regno del Benin.

Il 28 novembre 2019 il Governo australiano ha ottenuto dal museo Grassi di Lipsia in Germania il rimpatrio dei resti di quarantacinque antenati Gunaikurnai, Menang e Ngarrindjeri deportati durante il periodo coloniale.

Il 16 dicembre 2019 il Presidente del Benin Patrice Talon ha ricevuto il Ministro della cultura francese Franck Riester che ha indicato l'orizzonte 2020-2021 per la restituzione delle ventisei opere promessa dal Presidente francese il 23 novembre 2018.

Il 23 dicembre 2019 il Governo indonesiano ha ottenuto dai Paesi Bassi la restituzione di circa millecinquecento opere saccheggiate durante il periodo coloniale.

Il 10 febbraio 2020 i Capi di Stato di Capo Verde, Congo, Repubblica democratica del Congo, Egitto, Etiopia, Ghana, Guinea Equatoriale, Kenya, Marocco, Namibia, Nigeria e Sudafrica hanno accettato l'invito del Presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keïta a costituire il Consiglio per le arti, la cultura e il patrimonio culturale dell'Unione Africana, che si occuperà tra le altre cose di accelerare la restituzione del patrimonio culturale.

Dal 5 al 6 marzo 2020 rapida restituzione del bottino coloniale e trasparenza delle collezioni museali sono stati tra i temi affrontati alla conferenza Beyond Collecting: New Ethics for Museums in Transition tenuta a Dar es Salaam in Tanzania con il supporto del Governo tedesco.

Colonialism Reparation chiede il rimpatrio dei resti e la restituzione definitiva dei tesori saccheggiati dagli ex colonizzatori (Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio, Italia, ecc.) come primo passo nella direzione della Riparazione dei danni del colonialismo, smettendo di ostacolare un passo inevitabile dell'evoluzione umana.