Newsletter 02/14 - No alla ricolonizzazione della Repubblica Centrafricana

Il 3 dicembre 2013 il Ministro degli affari esteri Laurent Fabius annuncia l'intervento militare francese in Repubblica Centrafricana a seguito del mandato ONU che viene approvato dal Consiglio di sicurezza due giorni più tardi con la risoluzione 2127.

Il dispiegamento dell'operazione Sangaris ha portato alla presenza di circa 1.600 militari francesi sul suolo centrafricano, che si aggiungono a 1.900 a Gibuti, 950 in Ciad, 200 in Niger, 200 in Burkina Faso, 2.500 in Mali, 350 in Senegal, 450 in Costa d'avorio, 900 in Gabon e 750 nel Golfo di Guinea con la missione Corimbo, per un totale di quasi 10.000 militari francesi.

L'intervento in Repubblica Centrafricana prosegue così la riorganizzazione del dispositivo militare francese nell'Africa sub-sahariana ereditato dai tempi della colonizzazione.

Attualmente è prevista una presenza permanente in quattro nuove basi (Gao, Niamey, N'Djamena e Ouagadougou) che si aggiungono alle quattro basi storiche (Dakar, Abidjan, Libreville e Gibuti) permettendo così un completo controllo del territorio dell'ex impero coloniale francese.

L'ingerenza militare francese è ovviamente legata al controllo delle riserve di oro, uranio, petrolio, ecc. e al contrasto dell'espansione commerciale cinese.

Colonialism Reparation chiede che la Francia attui il ritiro immediato delle proprie truppe e che le forze armate della Repubblica Centrafricana vengano affiancate solo dalla missione di supporto dell'Unione Africana (MISCA) senza nessuna missione di supporto dell'Unione Europea e dell'ONU.